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Rebranding Aziendale: quando e come rifarsi il look

Ci sono momenti, nella vita di impresa, in cui può rendersi necessario un rilancio di immagine. Si parla in tal caso di rebranding, per indicare quel processo di marketing che porta a un rinnovamento totale o parziale dell’identità aziendale.

Non si tratta semplicemente di apportare qualche miglioria a un nome o a un logo, ma di un lavoro ben più complesso che ha a che fare con la percezione del brand, i valori, la mission, la qualità dei prodotti e servizi offerti.

Il cambiamento può riguardare la strategia di marketing, lo stile di advertising o la comunicazione aziendale. Talvolta è sufficiente un semplice rinnovo dei materiali di comunicazione, altre volte si arriva addirittura a un ripensamento totale del logo o del nome aziendale.

Per alcuni, il rebranding è una sfida, per altri una moda, per altri ancora una necessità. Necessità di stare al passo con i tempi, di aumentare l’appeal del proprio marchio, di raggiungere nuovi target e mercati.

Solitamente un’operazione di questo tipo, se ben condotta, non ha che risvolti positivi sull’attività di impresa, portando a miglioramento del valore del brand e al consolidamento del business.

È bene, però, essere consapevoli anche dei rischi che si corrono. Un cambiamento improvviso o mal gestito potrebbe essere interpretato come un fallimento della vecchia società, con evidenti conseguenze negative in termini di credibilità e affidabilità.

Quand’è necessario rinnovare l’immagine aziendale?

Il rebranding rappresenta per molte aziende un’opportunità di crescita, innovazione e fidelizzazione.

Ma quand’è che sviluppare una nuova identità e strategia di comunicazione diventa necessario per non perdere la reputazione acquisita e la propria posizione nel mercato?

1. Modificare il posizionamento

I cambiamenti del mercato e della concorrenza, insieme alle mutate esigenze dei consumatori, possono portare a un cambio di posizionamento dell’azienda, che necessita di essere comunicato con una nuova immagine.

2. Svecchiare l’immagine aziendale

Talvolta il problema è la perdita di appeal di un prodotto o di un brand, che non è più in linea con le esigenze, le tendenze e i gusti del target. Rinnovare la propria immagine potrebbe essere, dunque, la strategia migliore.

3. Migliorare una reputazione negativa

Scelte sbagliate di marketing, gestione o produzione possono compromettere la reputazione aziendale. Un cambio di immagine può essere utile, in questi casi, per ispirare nuova fiducia e riconquistare la clientela.

4. Il brand è debole o poco distintivo

Può accadere che un brand sia quasi invisibile nel mercato o che non abbia un elemento distintivo forte rispetto ai competitors. Una nuova identità potrebbe essere utile per emergere e distinguersi dalla massa.

5. L’azienda è in fase di espansione

Qualora si verifichino acquisizioni, scissioni o fusioni, un cambio di immagine potrebbe essere obbligato. In questo caso, occorrerà combinare al meglio i valori e la storia di tutte le realtà organizzative coinvolte.

Come fare rebranding aziendale in modo efficace

Un rinnovo di immagine implica sempre una profonda riflessione sulla storia, i valori e il credo aziendale. Per essere efficace, la nuova identità dovrà essere supportata da un cambiamento reale all’interno dell’azienda, che può avere a che fare con l’offerta, il posizionamento o la mission aziendale.

Una nuova immagine, che non è in linea con ciò che l’impresa è, non porta ad alcun beneficio. Per esempio non basta un cambio di immagine per riconquistare la fiducia dei consumatori dopo anni di crisi, soprattutto se non vi è la volontà di ricostruire la propria credibilità. Fare rebranding nel modo giusto, dunque, non è semplice.

Occorre evitare cambiamenti radicali che potrebbero disorientare i consumatori e compiere scelte che siano perfettamente in linea con ciò che l’impresa è.

Ci vuole coerenza anche nella declinazione del nuovo messaggio su tutti gli elementi di comunicazione (logo aziendale, payoff, packaging, locandine, brochure, sito web, ecc.) a cui spetterà il compito di comunicare il cambiamento in atto.

Un cambiamento che dovrà rafforzare il legame con i propri clienti, tenendo conto delle loro emozioni, e non solo delle logiche di mercato.

Rebranding aziendale: casi di successo da cui trarre spunto

Vediamo ora alcuni esempi di rebranding aziendale, come i grandi brand hanno deciso di rinnovare la propria immagine e come questa abbia avuto successo in alcuni casi e insuccesso in altri.

McDonald’s cambia volto: da fast food a casual restaurant

Un esempio efficace di rebranding è quello di McDonald’s che nel 2014, in seguito alle critiche ricevute in merito alla qualità e alla velocità con cui venivano preparati i propri prodotti, ha deciso per un cambio di immagine: da fast food a casual restaurant.

L’obiettivo era di far nascere nell’immaginario collettivo la sensazione di poter trascorrere del tempo in un luogo piacevole, senza avere l’idea di essere in un fast food.

Il cambiamento è avvenuto all’interno dei locali, dove è stato completamente ripensato l’arredamento e sono stati inseriti totem interattivi per le ordinazioni e sistemi di fast-paying, in linea con il nuovo concept.

Starbucks Coffee ritocca il logo per diversificare l’attività

Un altro caso di successo è quello della catena di caffetterie Starbucks, la cui azione di rebranding risponde però, questa volta, a un’esigenza diversa: aprirsi a nuovi mercati e paesi con nuovi prodotti.

Per permettere all’azienda di intraprendere nuove strategie di mercato si è deciso di togliere la scritta “Starbucks Coffee” dal logo. Spazio dunque alla sirena con la corona, che non è più richiusa in un anello ma acquista evidenza, donando nuova forza al marchio.

Un marchio la cui identità dal 2011 non è più rappresentata da un nome ma da un simbolo, icona di uno stile di vita.

Mastercard si evolve senza perdere la propria identità visiva

Diverso è il caso di Mastercard che nel 2006 ha tentato il lancio di un logo a più cerchi roteanti che non ha trovato il consenso sperato. Ombre, sfumature e trasparenze ne resero difficoltosa fin da subito la leggibilità e la riproducibilità.

Si decise così di fare un passo indietro, a favore del vecchio logo. Solo 10 anni dopo, nel 2016, Mastercard ci riprova, proponendo un logo più minimalista ma perfettamente in linea con il proprio stile espressivo.

Il nuovo logo testimonia, dunque, la voglia di evolversi e di affrontare le nuove sfide dell’era digitale, senza perdere la propria riconoscibilità.

Come abbiamo visto, il rebranding aziendale non è altro che la strategia di marketing che prevede il rinnovamento degli elementi visivi che esprimono l’identity di un brand. Non sempre i cambiamenti messi in atto sono compresi e accettati dal pubblico.

Talvolta, a mancare è un buon piano di comunicazione. È fondamentale, infatti, spiegare ai consumatori le ragioni del cambiamento e che cosa ci si aspetta da tale azione.

Può essere l’occasione giusta per comunicare la volontà di espandersi, di crescere e di accogliere nuove sfide così da apparire dinamici, attuali e al passo con i tempi.

In quest’ottica, occorre valutare e pianificare tutte le azioni di rebranding nei minimi dettagli.

Nessun aspetto va lasciato al caso per influenzare positivamente la percezione del pubblico e incrementare il valore del brand.

Se ti serve una mano per pianificare la tua attività di rebranding, richiedi una consulenza personalizzata a Comunico Group!

 

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